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Verifiche regimi contabili di inizio anno

Verifiche regimi contabili di inizio anno

All’inizio di ogni nuovo periodo di imposta, nello specifico il 2021, occorre verificare:
1) la sussistenza dei requisiti necessari per continuare ad adottare:
• la tenuta della contabilità semplificata, da parte di imprese individuali, società di persone ed enti non commerciali;
• le liquidazioni trimestrali Iva, da parte di imprese e lavoratori autonomi;
2) la percentuale del pro rata generale “definitivo” ai fini Iva per l’anno 2019 (si ricorda, infatti, che la prima liquidazione del 2020 assume quale percentuale “provvisoria” proprio quella definitiva del periodo di imposta precedente).

La tenuta della contabilità semplificata

L’articolo 18, D.P.R. 600/1973 prevede la possibilità per le imprese individuali, le società di persone e gli  enti non commerciali di adottare il regime di contabilità semplificata qualora siano rispettati determinati limiti di ricavi conseguiti nel periodo di imposta, differenziati a seconda del tipo di attività esercitata.

Regole particolari per i professionisti
Per i lavoratori autonomi il regime di contabilità semplificata è applicabile a prescindere dall’ammontare dei compensi conseguiti nell’anno precedente. Il regime di contabilità ordinaria è, pertanto, sempre opzionale.

I limiti di ricavi per la tenuta della contabilità semplificata sono i seguenti:
• 400.000 euro per chi svolge prestazioni di servizi;
• 700.000 euro per chi svolge altre attività.

Nel caso di esercizio contemporaneo di prestazioni di servizi e altre attività, è possibile fare riferimento al limite dell’attività prevalente, qualora venga comunque rispettato il limite complessivo di ricavi conseguiti nel periodo di imposta di 700.000 euro. Il superamento della soglia nel singolo periodo di imposta obbliga all’adozione del regime di contabilità ordinaria a decorrere dal 1° gennaio del periodo di imposta successivo.

Regole per la liquidazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto

Normativamente sono previste le medesime soglie di riferimento per l’adozione sia della contabilità semplificata sia delle liquidazioni trimestrali Iva:
• 400.000 euro per chi svolge prestazioni di servizi;
• 700.000 euro per chi svolge altre attività.

Occorre prestare particolare attenzione al diverso parametro da rispettare nei 2 casi:
• per la tenuta della contabilità semplificata va verificato l’ammontare dei ricavi conseguiti nel periodo d’imposta precedente;
• per l’effettuazione delle liquidazioni trimestrali Iva va verificato il volume d’affari conseguito nel periodo di imposta precedente.

Da tenere in considerazione che dal 1° gennaio 2017 ai sensi dell’articolo 66, Tuir i contribuenti che già adottano il regime di contabilità semplificata, al fine della verifica delle soglie di ricavi per il mantenimento del regime, devono fare riferimento:
• ai ricavi incassati nel periodo di imposta se adottano il criterio di cassa
• ovvero ai ricavi risultanti dalle fatture registrate se adottano il criterio della registrazione.
Sotto tali soglie è sempre possibile effettuare liquidazioni trimestrali dell’imposta.

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Non ammissibilità della retro-imputazione dell’IVA

Non ammissibilità della retro-imputazione dell’IVA

fatturaCon l’approssimarsi della fine dell’anno, particolare attenzione deve essere posta alla gestione delle fatture attive e passive, anche per i riflessi che il momento di emissione e di ricezione possiedono rispetto all’esigibilità dell’imposta e al diritto alla detrazione.

La norma, infatti, espressamente escluse “i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente”. In termini fiscali, ciò sta a significare che non potrà essere portata in detrazione, nella liquidazione riferita al mese di dicembre 2020 (per i mensili, da effettuarsi entro il 18 gennaio 2021), l’imposta relativa a una cessione di beni o prestazione di servizi il cui momento di effettuazione si verifica nel mese di dicembre 2020, qualora la corrispondente fattura sia ricevuta e annotata nei primi quindici giorni di gennaio 2021.
Esemplificando, quindi, per una cessione di beni posta in essere il 30 dicembre 2020, la relativa fattura potrà essere generata e trasmessa entro i successivi 12 giorni (entro l’11 gennaio 2020). Nel campo “data” sarà comunque valorizzata la data di effettuazione (30 dicembre 2020), mentre la data di emissione sarà quella in cui la fattura viene trasmessa mediante il Sistema di Interscambio).
In una situazione simile a quella poc’anzi rappresentata, mentre il cedente/prestatore sarà tenuto a far confluire l’imposta nella liquidazione dell’ultimo periodo dell’anno (l’operazione è infatti effettuata in 30 dicembre), il cessionario/committente, che avrà certamente ricevuto la fattura successivamente all’11 gennaio 2021, non potrà esercitare il diritto alla detrazione nell’ultimo periodo dell’anno, neppure se procedesse all’annotazione entro il 15 del mese, atteso che l’ art. 1 del DPR 100/98, nel caso di specie, non prevede la “retro-imputazione” dell’imposta.

 

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“Ristori-quater” (DL 157/2020)

“Ristori-quater” (DL 157/2020)

ristori quaterIl DL prevede il rinvio di alcuni versamenti in scadenza nel mese di dicembre 2020, per i soggetti colpiti dalle misure restrittive adottate nello scorso mese di novembre, oltre agli acconti della seconda e unica rata acconti Irpef, Ires e Irap.
A beneficiare della sospensione dei versamenti sono i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione:

  • ovunque localizzati, se hanno conseguito nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 30 novembre 2020 (2019 per i soggetti “solari”) ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro e se, nel mese di novembre 2020, hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% rispetto al mese di novembre 2019;
  • ovunque localizzati, e indipendentemente dall’andamento del fatturato e dei corrispettivi e dall’ammontare dei ricavi o compensi 2019, se esercenti le attività economiche sospese ai sensi dell’art. 1 del DPCM 3 novembre 2020;
  • che esercitano le attività dei servizi di ristorazione e hanno domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nelle c.d. “zone arancioni” o “zone rosse”, di cui, rispettivamente, agli artt. 2 e 3 del DPCM 3 novembre 2020, come individuate alla data del 26 novembre 2020 dalle apposite ordinanze del Ministro della Salute;
  • che operano nei settori economici individuati nell’Allegato 2 al DL 149/2020 (come integrato dall’art. 1 comma 2 del DL 154/2020, c.d. “Ristori-ter”), ovvero che esercitano l’attività alberghiera, l’attività di agenzia di viaggio o di tour operator, se hanno domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nelle c.d. “zone rosse”, di cui all’art. 3 del DPCM 3 novembre 2020, come individuate alla data del 26 novembre 2020 dalle apposite ordinanze del Ministro della Salute.

La sospensione dei versamenti in scadenza nel mese di dicembre si applica, inoltre, ai soggetti che hanno intrapreso l’attività di impresa, arte o professione in data successiva al 30 novembre 2019, senza ulteriori condizioni.

Nel rispetto dei requisiti di cui sopra, saranno, dunque, rinviati per effetto del DL “Ristori-quater”:

  • i versamenti delle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati e delle trattenute relative alle addizionali regionali e comunali IRPEF, nonché i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali (esclusi i premi INAIL), in scadenza il 16 dicembre 2020;
  • i versamenti periodici dell’IVA riferita al mese di novembre 2020, in scadenza il 16 dicembre 2020;
  • l’acconto IVA, in scadenza il 28 dicembre 2020 (in quanto il 27 dicembre è festivo).

I versamenti sospesi potranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi:

  • in un’unica soluzione, entro il 16 marzo 2021;
  • mediante rateizzazione, fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, effettuando il versamento della prima rata entro il 16 marzo 2021.

Per i soggetti che, non rientrando nelle zone a maggior rischio (c.d. “zone rosse” e “zone arancioni”) e/o esercenti le attività maggiormente colpite dai provvedimenti governativi di chiusura, devono verificare la contrazione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di novembre 2020 rispetto al mese di novembre 2019 (fermo restando il limite di ricavi e compensi non superiore a 50 milioni di euro nel 2019).

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Decreto “Ristori”

Decreto “Ristori”

contributiIl DL n. 137/2020 (cd. “decreto ristori”), interviene a supporto delle attività maggiormente colpite dalle misure restrittive introdotte dal Dpcm del 24 ottobre scorso. L’art. 1 del “decreto ristori” prevede indennizzi per tutte le imprese interessate dalle misure restrittive, rientranti nei codici ATECO di cui all’allegato 1 del medesimo decreto.

Si ricorda che il DL rilancio aveva già erogato contributi a fondo perduto alle imprese, che erano stati calcolati applicando percentuali differenziate a seconda del volume del fatturato e dei compensi:
• indennizzi pari al 20% della differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 non superiori a 400mila euro;
• indennizzi pari al 15% della differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 tra 400mila euro e 1 milione di euro;
• indennizzi pari al 10% della differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 tra 1 milione di euro e 5 milioni di euro.

Con Il decreto ristori si potranno ottenere anche il 400% di quanto ricevuto con il DL rilancio. Infatti, il nuovo contributo spettante sarà calcolato applicando diversi moltiplicatori alle somme ricevute in passato, a seconda del maggiore o minore danno subito dal settore di appartenenza (individuato in base al codice Ateco):
taxi e ncc riceveranno un indennizzo di ammontare pari al 100% di quanto già ricevuto;
alberghi, affittacamere, ostelli, rifugi montani, bar e gelaterie riceveranno un indennizzo di ammontare pari al 150% di quanto già ricevuto;
ristoranti, cinema, teatri, palestre, piscine, ecc. riceveranno un indennizzo di ammontare pari al 200% di quanto già ricevuto;
discoteche, sale da ballo, night club e simili, che avevano subito i provvedimenti restrittivi di chiusura ancor prima del Dpcm del 24 ottobre, riceveranno un indennizzo di ammontare pari al 400% di quanto già ricevuto.

Ad esempio, qualora un’impresa avesse ottenuto in passato un contributo a fondo perduto di 2.500 euro, con il decreto ristori riceverà i seguenti indennizzi:
• 2.500 euro in caso di esercizio di attività di taxi o ncc (2.500 x 100%);
• 3.750 euro in caso di esercizio di attività alberghiera, di bar o di gelateria (2.500 x 150%);
• 5.000 euro in caso di esercizio di ristoranti, cinema, teatri, palestre, piscine, ecc. (2.500 x 200%);
• 10.000 euro in caso di discoteche, sale da ballo, night club e simili (2.500 x 400%).

Le condizioni da rispettare per poter rientrare tra i beneficiari di tale misura, oltre al calo di 1/3 del fatturato aprile 2020 vs/aprile 2019, sono quella di aver partita IVA attiva alla data del 25 ottobre 2020 e di esercitare come attività prevalente una di quelle previste dall’allegato 1 al decreto.
Rispetto alla “vecchia versione” del contributo, potranno goderne anche due categorie di soggetti esclusi in passato: coloro che hanno avviato l’attività dopo il 30 aprile 2020 e coloro che hanno superato la soglia dei 5 milioni di euro di ricavi nel 2019.
Orientativamente dalla data dell’11 novembre dovrebbero cominciare ad arrivare sui conti correnti aziendali le prime erogazioni pubbliche, senza necessità di presentare alcuna istanza.

Per i soggetti che non hanno presentato domanda per il contributo precedente, l’iter non sarà così veloce. Infatti, non avendo comunicato in passato alcun IBAN sul quale eseguire l’accredito, dovranno presentare regolare istanza secondo termini e modalità che saranno definiti con un Provvedimento ad hoc del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

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Revisione costo o opportunità per la cultura d’impresa?

Revisione costo o opportunità per la cultura d’impresa?

revisione legale dei contiLa “triste” vicenda della revisione del bilancio 2019 e del “rinvio dei termini di nomina” è un chiaro esempio di come l’obiettivo enunciato dall’ISA 200 non sembri pienamente condiviso, in primis dal legislatore, il quale non ha compreso che i maggiori beneficiari della revisione sono i destinatari del bilancio, fornitori, clienti e istituti di credito, per citarne alcuni.
Nei bilanci delle imprese che presentano squilibri di gestione, e che non hanno mai nominato un revisore, si potrebbero riscontrare politiche di bilancio (alcune delle quali vietate) volte alla massimizzazione del risultato e del patrimonio netto e operazioni che derivano dalla commistione tra amministrazione dell’impresa e proprietà.
Si possono elencare alcuni esempi, dai finanziamenti concessi ai soci persone fisiche o a società riconducibili alla proprietà (pur in assenza di partecipazioni nell’attivo), a poste capitalizzate in assenza dei requisiti richiesti dai principi contabili per l’iscrizione nell’attivo di Stato patrimoniale, all’iscrizione tra i crediti verso altri di acconti versati per l’acquisto di immobilizzazioni, alla mancata contabilizzazione di sanzioni e interessi per mancati versamenti all’Erario (quando non sono ancora state ricevute cartelle), per non dimenticare casi di rimanenze di magazzino con un valore molto significativo in rapporto al fatturato. Soltanto per citare alcuni possibili “errori” individuabili dalla semplice lettura del bilancio da parte di un esperto, ovvero che non richiedono nemmeno la revisione del bilancio.
La nomina del revisore in società che presentano queste “politiche di bilancio” e la successiva conseguente applicazione delle procedure di revisione del bilancio permetterebbe la “correzione” di tali fattispecie, migliorando la qualità dell’informativa di bilancio e quindi incrementando la fiducia da parte dei terzi.

L’obiettivo della revisione è enunciato dall’ISA Italia 200

Quanto accaduto fa pensare che forse, anche noi, addetti ai lavori (commercialisti e revisori legali), dovremmo riflettere se davvero crediamo nell’affermazione riportata dell’ISA Italia 200.
Non si può però dimenticare che tanti imprenditori hanno nominato il revisore entro il 16 dicembre 2019; sarebbe importante che, una buona parte di essi, non l’abbiano fatto soltanto perché richiesto dalla legge, ma anche per perseguire l’obiettivo di rafforzare la trasparenza finanziaria e ottenere una maggiore fiducia nel bilancio da parte dei loro stakeholder.

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Rivalutazione dei beni d’impresa per l’anno 2020

Rivalutazione dei beni d’impresa per l’anno 2020

rivalutazioneIl DL 104/2020 (c.d. “Decreto Agosto”), nell’art. 110, disciplina la rivalutazione dei beni d’impresa per l’anno 2020.
Possono beneficiare della rivalutazione tutti i soggetti operanti in regime di impresa come società di capitali, enti commerciali, società di persone commerciali, imprenditori individuali ed enti non commerciali (per i beni appartenenti all’impresa), stabili organizzazioni di soggetti non residenti, ecc.

Sono rivalutabili i beni risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31.12.2019.
La rivalutazione deve essere eseguita nel bilancio dell’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2019 (per i soggetti “solari” quindi il bilancio al 31.12.2020).
Possono essere rivalutati i beni materiali e immateriali, con esclusione dei beni “merce”, nonché le partecipazioni in imprese controllate e collegate costituenti immobilizzazioni.
La rivalutazione può riguardare i singoli beni (a differenza del passato dove tutti i beni appartenenti ad una categoria omogenea dovevano essere rivalutati) e la rivalutazione può essere effettuata ai soli fini civilistici o anche con riconoscimento fiscale tramite il pagamento di una imposta sostitutiva del 3% delle imposte Irpef/Ires e Irap.
Le imposte sostitutive sono versate in un massimo di tre rate di pari importo di cui la prima con scadenza entro il termine previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative al periodo d’imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita, e le altre con scadenza entro il termine rispettivamente previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative ai periodi d’imposta successivi.
Poiché i conteggi di attualizzazione sono effettuati su base annua, e considerata che l’attualizzazione per pochi mesi ha una influenza minima sui conteggi, le rate sono comunque rappresentate sempre come 3 rate di pari importo.

Gli effetti della rivalutazione decorrono:

  • dall’esercizio successivo (dal 2021, per i soggetti “solari”) per quanto riguarda gli ammortamenti;
  • dall’inizio del quarto esercizio successivo (dall’1.1.2024, per i soggetti “solari”), per le plusvalenze e le minusvalenze.

Lo studio è a disposizione per stimare, in caso di rivalutazione con riconoscimento fiscale dei maggiori valori, il risparmio fiscale derivante dai futuri maggiori ammortamenti e/o minori/maggiori plusvalenze/minusvalenze.
Viene altresì stimato l’effetto che la rivalutazione ha sul conto economico in considerazione dei maggiori ammortamenti, minori plusvalenze o maggiori minusvalenze e tenuto conto delle imposte differite, in caso di rivalutazione esclusivamente civilistica, o delle minori imposte sui valori fiscalmente riconosciuti.

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